All’improvviso ha iniziato a parlare italiano, e non lo aveva mai studiato. Ecco quello che penso di questa esperienza sorprendente

Ho conosciuto Teodora, una professionista bulgara, circa un anno fa. In quei tempi mi interessavano le neuro scienze e avevo programmato di iscrivermi al corso per diventare una Neurolanguage Coach® ma, in realtà, non sapevo ancora nulla dell’approccio integrato tra neuro scienze, coaching e apprendimento di una lingua. Tuttavia l’esperienza di Teodora mi ha immediatamente colpita.
L’Italia e l’italiano l’avevano da sempre affascinata. Così, mi ha raccontato che un giorno aveva deciso che avrebbe fatto qualcosa per imparare questa lingua. Curiosamente la prima cosa che ha fatto non è stata aprire un libro di grammatica, iscriversi ad un corso o prenotare una lezione privata di italiano.
Ha iniziato a guardare video online finché ha deciso di mettere in pratica alcuni suggerimenti per imparare l’italiano nei tempi morti. Ha iniziato a fare ciò che piaceva al suo cervello: ascoltare l’italiano. Lo ha fatto per un anno intero tutti i giorni, attraverso podcast o audiolibri che le piacevano.
Dopo un anno ha deciso di iniziare a parlare.
Mi ha contattata. E abbiamo iniziato una conversazione. Se non la conoscessi oggi non avrei mai creduto che Teodora non avesse fatto altro che ascoltare per un intero anno l’italiano per 20 minuti al giorno, tutti i giorni, senza mai aprire un libro di grammatica, seguire un percorso di studio o almeno esercitarsi nella pratica dell’italiano. Non aveva nemmeno mai provato a parlare.
Finché non ha deciso di farlo. E lo ha fatto con naturalezza, ad un buon livello e perfino con una conoscenza specifica del vocabolario legato alla sua area di interesse: la psicologia. Era sorprendente!
Ci siamo incontrate di persona per la prima volta un anno dopo quella sua prima ora di conversazione in italiano con me.
E ho deciso di raccontare la sua storia oggi con la consapevolezza del percorso che mi ha portato a diventare una Neurolanguage Coach® certificata.
Il motivo per cui lo faccio è che vorrei mostrare con un esempio autentico, quanto siano fondamentali alcuni aspetti dell’approccio che combina le neuroscienze al coaching, verso l’apprendimento di una lingua.
Prima di tutto è sempre bene sottolineare che ciascuno di noi possiede un meraviglioso cervello, e che questo cervello non è uguale a quello di nessun altro: è un unico esemplare. Proprio per questo, non esiste e non esisterà mai un metodo di studio che funzioni allo stesso modo per tutti. Prima di mettersi a studiare qualsiasi materia è indispensabile esserne consapevoli. E subito dopo bisogna chiedersi quali sono le attività più piacevoli per il proprio cervello.
Teodora mi ha anche raccontato che aveva studiato altre lingue in precedenza, come l’inglese, ma lo aveva fatto con metodi tradizionali, studiando la grammatica e facendo esercizi. Con l’italiano però sentiva che quella non sarebbe stata la strada giusta. E ha fatto una cosa completamente diversa.
A questo proposito mi ha incuriosita quanto afferma il neuroscienziato Andrew Huberman nell’episodio del suo podcast “The Science of Emotions & Relationships” . Huberman spiega che la parte sinistra del cervello (nei destrimani) è prevalentemente linguistica. Ciò significa che la maggior parte della nostra lingua (lessico, grammatica, sintassi, ecc.) è ospitata in quella parte del nostro cervello. La parte destra, al contrario, conserva la lingua ad uno stadio primitivo, e questo è stato provato nel corso di vari esperimenti. È molto brava a manipolare oggetti nello spazio e nel campo visivo ma non ha quasi nulla a che vedere con la lingua. Eccetto che per un unico aspetto linguistico: la prosodìa, cioè il ritmo cadenzato della lingua. Guarda caso la lingua prosòdica per eccellenza è proprio l’italiano, con la sua cadenza ritmata, i cambiamenti di intonazione e la melodia con i suoi alti e bassi. Se ascoltiamo un italiano parlare, commenta Huberman, sembra che canti una canzone.
Cosa significa questo? Forse può spiegare l’esperienza di Teodora con l’italiano rispetto all’apprendimento delle lingue che ha imparato precedentemente. La prosodìa dell’italiano, che lei ha in effetti solo ascoltato per un anno intero, deve aver trovato un accesso diretto nel suo cervello attraverso il canale uditivo, attivando tutto il processo di apprendimento, memorizzazione e associazione logica che avviene quando impariamo una lingua. Non sappiamo se l’approccio meccanico alla lingua avrebbe funzionato. Ma sappiamo che quello prosòdico ha funzionato alla grande.
Quando l’ho incontrata mi ha detto che ora sta pensando di iniziare a studiare anche la grammatica. Dopotutto questo è il processo che tutti noi abbiamo seguito almeno una volta nella vita, quando abbiamo imparato la nostra lingua madre. Prima l’abbiamo ascoltata, poi abbiamo parlato, infine l’abbiamo studiata, abbiamo messo in ordine la struttura per poterla usare con consapevolezza e una migliore abilità.
Sono molto affascinata da questa esperienza. E mi convince ancora di più per l’importanza cruciale di uno degli aspetti del Neurolanguage Coaching® : promuovere l’autonomia nello studio. Teodora ha preso in mano le redini del suo apprendimento fin dall’inizio di questo percorso. Ha deciso come imparare l’italiano e ha costruito un’abitudine. Nessuno le ha detto cosa avrebbe dovuto fare, nessuno le ha dato consigli né direttive. Non ha seguito l’indice di un libro di lingua italiana. Non ne ha mai aperto uno. Ha fatto invece ciò che dava piacere a lei e al suo cervello.
Nessuno conosce meglio il proprio cervello di chi lo possiede. Per questo durante le sessioni con i miei clienti cerco di non essere direttiva, di non seguire programmi creati da altre persone e promuovo continuamente la loro autonomia. Li supporto nel processo, li aiuto a trovare la strada più facile e veloce più adatta a loro e sono al servizio del loro cervello. Vedere sbocciare il loro italiano è una gioia che si rinnova sessione dopo sessione!



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